I lamenti barocchi: storia e interpretazione di un genere immortale
- Francesca Lombardi Mazzulli

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Cos'è un lamento barocco? Storia, struttura e interpretazione di uno dei generi più affascinanti del Seicento, raccontato dal soprano Francesca Lombardi Mazzulli.

C'è un genere musicale del Seicento che riesce, dopo quattrocento anni, a far ancora piangere il pubblico: il lamento barocco. Lo canto da anni in concerti e recital, e ogni volta mi accorgo di quanto sia capace di parlare direttamente all'anima dell'ascoltatore. In questo articolo voglio raccontarvi cos'è un lamento, come è nato e perché continua a emozionare.
Le origini: dal recitar cantando al lamento
Il lamento nasce nei primi decenni del Seicento, contemporaneamente alla nascita stessa dell'opera. Claudio Monteverdi è il padre del genere: il suo Lamento d'Arianna (1608) è considerato il primo grande lamento operistico. La storia di Arianna abbandonata sull'isola di Naxos diventa il prototipo di tutti i lamenti che verranno.
La struttura musicale: il basso ostinato.
La maggior parte dei lamenti barocchi è costruita su un basso ostinato — una breve linea di basso che si ripete identica per tutto il brano. Spesso è un tetracordo discendente cromatico (do – si – si bemolle – la – la bemolle – sol), una sequenza di note che simboleggia musicalmente la discesa nel dolore. Su questa base immutabile, la voce si lascia andare a melodie sempre nuove, dissonanze, sospiri, esclamazioni.
Voce alle donne abbandonate
I lamenti sono quasi sempre lamenti femminili: Arianna abbandonata da Teseo, Didone abbandonata da Enea, Ottavia ripudiata da Nerone, Olimpia tradita da Bireno. Il barocco mette in scena la donna come voce del dolore amoroso, ma anche della forza, della dignità e della rabbia. Cantare un lamento significa attraversare emozioni contraddittorie: disperazione, supplica, desiderio di vendetta.
Compositori e capolavori
Oltre a Monteverdi, alcuni compositori hanno scritto lamenti memorabili:
Francesco Cavalli: Lamento di Cassandra dalla Didone, Lamento di Climene dall'Egisto
Henry Purcell: il celebre When I am laid in earth dalla Dido and Aeneas
Antonio Vivaldi: numerose arie d'opera e cantate dal carattere lamentoso
Georg Friedrich Händel: Lascia ch'io pianga dal Rinaldo, Piangerò la sorte mia dal Giulio Cesare
Come si interpreta un lamento oggi
Cantare un lamento richiede un equilibrio delicato tra rigore stilistico ed emozione viva. Bisogna conoscere la prassi esecutiva storica (ornamentazione, articolazione, gestione del basso continuo), ma soprattutto bisogna avere il coraggio di mettersi in gioco emotivamente. Il pubblico sente subito quando un lamento è "tecnicamente perfetto ma freddo": il dolore deve passare attraverso il corpo e la voce per arrivare a chi ascolta.
Un genere che parla ancora oggi
Perché i lamenti continuano a commuovere? Perché parlano di esperienze umane universali: la perdita, l'abbandono, il dolore amoroso, la solitudine. Il barocco sapeva che la musica può fare ciò che le parole da sole non riescono — dare forma all'inesprimibile.
Se vuoi ascoltare alcuni dei lamenti che ho registrato e portato in tournée, visita la sezione discografia o il calendario concerti.


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